Dinko Fabris |
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Biografia professionale Da Enciclopedia della Musica, Milano, Garzanti, pag. 290 (“Garzantina”) Fabris Dinko (Bari 1958) musicologo. Collabora all’edizione critica delle opere di A. Gabrieli; ha dedicato studi alla storia della musica a Napoli e alla musica per liuto dei secc. XVI-XVII (in particolare su A. Falconieri). È autore di un volume sul patronato musicale a Ferrara nel Cinque e Seicento (Mecenati e musici, 1996). Biografia professionale Biografia non professionale Sono nato, secondo me per caso, a Bari l’8 luglio 1958 da un matrimonio apolide. Matteo Fabris, mio padre, era di origine dalmata (Starigrad, oggi Croazia, 24 aprile 1922) ed ha sposato in seconde nozze mia madre, Franca Angelillo (Bari, 4 ottobre 1933). Mi sono ritrovato primo di quattro figli: Ottavio (6 gennaio 1961), Annabella (30 ottobre 1963) e Rita (6 maggio 1965). La famiglia paterna, di origine veneta, si era trasferita su una delle più belle isole dell’Adriatico, Lesina o Hvar, nella Dalmazia veneziana e poi austriaca, a partire dal nonno Domenico (commerciante di origini triestine ma nato a Zara nel 1870 e morto nel 1934), sposato con Anna Cervone (nata sull’isola di Brac a Velaluca nel 1899 e morta a Udine nel 1993), proveniente da una famiglia di abili decoratori della pietra italiani originari di Giovinazzo (Bari). I fratelli del padre, Fabris, sono sparsi in tutta Italia con figli e nipoti: Giuseppe (Milano), Etta (Udine, sposata Fio), Giovanni (Napoli), Rosaria (Bari, sposata Albanese), Antonio (Taranto). I nonni materni erano invece interamente di origine pugliese: Ottavio Angelillo (Gioia del Colle), in gioventù clarinettista nella celebre banda cittadina diretta dal mitico maestro Falcicchio, fu tra i primi importatori di latticini da Gioia a Bari ed aveva sposato Addolorata Montrone. Anche i fratelli della madre, Angelillo, sono sparsi in tutta Italia: Amina (+ Roma), Cosimo (Mola di Bari), Lillina (+ Bari), Anna (Bari), Tonino (Bari), Franco (Milano), Elena (Altamura). I racconti in puro dialetto veneto-dalmata della nonna paterna, che trascorreva gran parte dell’anno in casa con noi bambini, hanno alimentato un mito dell’isola (Lesina) e del mare che ha condizionato la mia propensione al viaggio e al contatto con lingue e popoli diversi. La passione del nonno materno, che mi ha regalato la sua fisarmonica diatonica ottocentesca tuttora funzionante (avuta da ragazzo dal suo maestro di musica, cieco, a Gioia del Colle) e che aveva invece dovuto vendere il clarinetto per bisogno durante la seconda guerra mondiale, ha condizionato la mia scelta esistenziale di vivere la musica da professionista. A entrambi, ma soprattutto com’è ovvio, ai miei genitori, devo tutti gli ingredienti di quel che sono diventato negli anni. Altri incontri folgoranti per le mie scelte, in ordine sparso: don Armando Fonseca (colto e atipico sacerdote salesiano), Michele D’Erasmo (il professore del liceo classico, straordinario), Alfredo Giovine (autodidatta ricercatore di tradizioni popolari e collezionista), Hopkinson Smith (semplicemente il più grande virtuoso di liuto del mondo), Mario Somma (ultimo rappresentante di una razza di librai antiquari ormai estinta), Howard Mayer Brown (il maggior musicologo di fine Novecento) e tanti tanti altri. Le figure femminili sono troppo importanti per citarne i nomi, ma farò eccezione per una: la mia unica figlia, Francesca (nata a San Benedetto del Tronto il 5 ottobre 1993 da Antonella Garofalo, mia moglie dal 1984 al 2008). Ho studiato prima chitarra classica, un po’ di violoncello, un po’ di canto, un po’ di composizione prima di scoprire la musica antica e diplomarmi in liuto, mentre continuavo gli studi di letteratura italiana umanistica e lasciavo al secondo anno quelli di medicina. L’istintiva simpatia per il giornalismo mi ha procurato dall’età di 17 anni i primi guadagni professionali (lavorando come critico musicale sulla Gazzetta del Mezzogiorno, alla Rai di Bari e poi sul Giornale della Musica di Torino e su Repubblica Bari) e una precoce tessera dell’Ordine dei Giornalisti dal 1981. |
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